La fiaba di Annamaria: Rosalina e lo specchio

Quella mattina Rosalina si svegliò con il vento nella testa.

Aveva lasciato apposta aperta la finestra – quella che dava a est – per sentire l’aria fresca fin nel cuore, e il Vento era entrato lì portato dal mare.

Quando aprì gli occhi non ricordò subito dove si trovava, perché il viaggio in mongolfiera era stato lungo e insolito, e l’aveva lasciata un po’ stordita.

Poi riconobbe le sue cose, che aveva tolto dal baule e che aveva sistemato nella stanza.

Allora ricordò che era arrivata per lavorare, su quell’Isola in mezzo al mare, dove anche il treno arrivava portato dalle barche e tutti gli abitanti collezionavano conchiglie. Il mare e il vento governavano quella terra, con le loro continue parole portate dalle onde e dalle ali dei gabbiani.

Fece un rapido inventario degli oggetti che il vento, mentre lei dormiva, aveva lanciato dappertutto creando un disordine estremo.

Rosalina guardò e guardò, ma il pettine magico non c’era proprio più. Non poteva sapere che il Vento DELl’ est, forte e impetuoso, era innamorato della Luna.

Cercava da molto tempo un regalo che fosse degno della sua bellezza. Aveva guardato ovunque, era entrato nel cratere di un vulcano ed era sceso fino al centro della terra, ma mai aveva trovato qualcosa di adatto. Quella notte, invece, quando era entrato nella stanza della ragazza e aveva visto quel pettine, si era subito detto: “Ecco, l’ho trovato!”. Era di quarzo rosa ed emanava bagliori di luce quando lo si prendeva in mano.

Rosalina era disperata: quel pettine, oltre a essere prezioso, recava in sé la magia dell’amicizia. La ragazza, infatti, di lavoro, insegnava le canzoni ai bambini, e nella Terra degli Alberi Grandi aveva lasciato tanti piccoli a cui si era molto affezionata. Quel pettine di quarzo rosa era appunto il loro regalo d’addio e, quando si pettinava, sentiva le loro risate, così sapeva se erano tristi o felici. Scese in giardino, attraversò il paese e arrivò sulla spiaggia. Ma il pettine non lo trovò così, con il cuore molto triste, cominciò ad insegnare le canzoni ai bimbi dell’Isola.

La Luna, nel frattempo, si stava pettinando i lunghi capelli d’argento. Ma il pettine fatato non ne voleva sapere di lisciare quei capelli sconosciuti, si imbizzarrì e li annodò tutti insieme. La Luna, irata, lo scagliò lontano nel cielo.

La notte seguente, Rosalina chiuse accuratamente le imposte. Il vento arrivò da est, fece ballare lo onde del mare, abbracciò la spiaggia e andò a bussare alle finestre della casa di Rosalina: voleva un altro regalo per la sua amata Luna, ma non riuscì ad entrare.

Al mattino, quando Rosalina si svegliò e vide che tutto nella sua stanza era in ordine, si sentì molto felice e si vestì cantando. Tuttavia appena aprì la porta, il vento si slanciò con prepotenza dentro la casa, si aggirò rombando nelle stanze mettendo tutto a soqquadro, afferrò la spazzola di cristallo e volò via ululando contento. Rosalina gli corse dietro finché il suo cuore fu sul punto di scoppiare per la fatica, poi si fermò e si mise a piangere. Anche quella spazzola le era stata donata dai bambini della Terra degli Alberi Grandi e, ogni volta che si spazzolava i capelli, ascoltava le loro voci mentre intonavano le canzoni imparate da lei. Così, invece, Rosalina sentiva solamente il silenzio.

Rosalina continuò ad insegnare canti ai bimbi dell’Isola, ma non riusciva a far bene il suo lavoro. Pensava a quegli altri bambini, quelli che aveva lasciato e di cui non sapeva più nulla.

La Luna, nel frattempo, si stava spazzolando i capelli argentei. Ma quella spazzola incantata non voleva toccare quei capelli sconosciuti, per cui non era stata creata. Così si ribellò e colpì sulla testa la Luna che, irata, la scagliò lontano nel cielo.

Rosalina allora nascose l’ultimo regalo dei bambini della Terra degli Alberi Grandi: l’unico che le era rimasto, che era anche il più prezioso. Era uno specchio di diamante: quando Rosalina vi si guardava, vi vedeva riflesso il volto di uno dei bambini che aveva lasciato.

Prima di riporlo nel baule, sotto i suoi scialli colorati, vi si guardò ancora una volta. E vide i bimbi della Terra degli Alberi Grandi che dormivano con il sorriso sulle labbra. Allora, rassicurata, nascose lo specchio.

Dopo qualche tempo, in cui di giorno insegnava ai bimbi dell’Isola e di notte, nello specchio magico, guardava i bimbi che aveva lasciato, capitò che un mattino, aperta la finestra che dava a oriente, vide una gazza ladra entrare nella sua stanza. Immediatamente dopo si sentì il soffio del vento che entrò come un turbine nella casa. Con la furia di un uragano aprì il baule, sollevò gli scialli colorati; in quel mentre, la gazza ladra afferrò lo specchio fatato e tenendolo ben stretto nel forte becco, volò via. Rosalina non poteva sapere che la gazza era amica del vento e che lui le aveva chiesto un favore, di rubare lo specchio di diamante. Sarebbe stato l’ultimo pegno per la sua amata Luna.

Rosalina pianse, gridò, si disperò, ma nessuno le poté essere d’aiuto. Cercò di fermare il vento, per parlargli, per convincerlo a restituirle almeno lo specchio. Ma lui le scompigliò i capelli con un soffio e se ne andò.

Nel frattempo la Luna si stava guardando nello specchio fatato: il suo viso d’argento, però, non comparve riflesso come lei si aspettava. Vide invece un naso pieno di lentiggini, due orecchie a sventola e un baffo di cioccolato accanto alla bocca: era uno dei bimbi della Terra degli Alberi Grandi, che sorrideva pensando di avere Rosalina dall’altra parte.

La Luna, irata, scagliò lontano nel cielo lo specchio chesi frantumò in mille minuscoli diamanti che ferirono i bambini della Terra degli Alberi Grandi. Allora credettero che Rosalina non li amasse più, piansero molto e decisero di dimenticarla.

Proprio in quei giorni la ragazza inviò dei gabbiani a quei bimbi, e quei grandi uccelli portavano per loro messaggi affettuosi che raccontavano l’accaduto. Rosalina ne inviò e ne inviò, di gabbiani dalle grandi ali bianche e grigie, per giorni e giorni. Ma nessuna risposta mai arrivò dai bambini della Terra degli Alberi Grandi.

Rosalina divenne triste, molto triste, così triste da non riuscire più a insegnare le sue solite canzoni dolci e allegre. Insegnava solamente nenie malinconiche.

Fu così che la Luna, abituata a sentire canti melodiosi e sereni, decise di capire che cosa era successo e, una sera, bussò alla finestra della ragazza. Rosalina le aprì, intimidita, e la Luna si mise a sedere sul letto e le parlò, sfiorandosi i capelli d’ argento con le dita che lanciavano bagliori dorati. La ragazza le aprì il cuore, le raccontò che il Vento le aveva strappato i suoi tesori fatati – i tesori dell’amicizia per quei bambini lontani – e le raccontò della sua grande malinconia.

La Luna l’ascoltò, senza dirle che proprio lei aveva buttato via il pettine di quarzo, la spazzola di cristallo e lo specchio di diamante, né che li aveva gettati lontani nel cielo. Andò allora dal Vento, e lo mandò in giro tra le nuvole e le stelle, perché recuperasse i tre oggetti incantati.

Il vento volò, volò per giorni, senza fermarsi, da un pianeta all’altro, dalla terra al cielo, senza dimenticare nessun angolo del mondo, anche il più remoto.

E una notte, con la Luna che lo aiutava con il suo chiarore d’argento, il Vento depose i tre oggetti fatati sul baule, accanto a Rosalina addormentata. Così sull’Isola si ricominciarono a sentire le voci dei bambini con le loro canzoni allegre, e tutti suonarono e ballarono per un mese intero.

La gioia fu al culmine quando, dal treno portato dalle barche, scesero i bimbi della Terra degli Alberi Grandi. Erano venuti a trovare Rosalina, perché il Vento aveva loro raccontato l’accaduto, e avevano una gran voglia di abbracciarla e di ricominciare a dare voce alla loro amicizia.

© Annamaria Giustardi 2006. Tutti i diritti riservati.

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