Prende il via la sfilata di interviste della nuova la sezione “La parola agli Artisti”: in un portale che si occupa di segnalare le moltissime occasioni di formazione e intrattenimento per bambini e famiglie, crediamo sia giusto – per non dire doveroso – dare la parola a chi di questi eventi ne ha fatto il suo lavoro.
Il primo incontro “dietro le quinte” è avvenuto con Manuela Chiaffi, teatrante, insegnante e narratrice di Reggio Emilia, che in queste sere di fine estate è impegnatissima nell’organizzazione e realizzazione di alcuni degli spettacoli per bambini che si stanno svolgendo presso l’area ludoteca di Festa Reggio.
Ciao Manuela, come e quando hai deciso di intraprendere il mestiere di narratrice?
Da che io ricordi ho sempre amato molto giocare con i bambini e intrattenerli raccontando loro fiabe. Quando ancora frequentavo le scuole magistrali, in occasione di uno stage, mi capitò di intrattenere i bambini con i miei racconti animati, tanto che le insegnanti spesso si meravigliavano di quanto le mie storie riuscissero a catturare la loro attenzione.
Ma fu grazie all’incontro con l’attrice Maria Antonietta Centoducati, avvenuta in occasione di un campo estivo in cui io ero animatrice, che ebbi l’occasione di intraprendere questo percorso: stavo intrattenendo i bambini con una delle mie narrazioni e lei mi notò.
Più tardi mi chiese se fossi interessata a condividere con lei alcune date di narrazioni in biblioteca e – nonostante per me fosse una grande sfida – accettai. Da quel giorno non smisi più di di raccontare storie e di occuparmi di formazione teatrale per bambini attraverso corsi e laboratori.
Quella della teatrante/narratrice, la definiresti più una professione o più una scelta di vita? Perché?
Credo che chi sceglie di essere un’artista sia anche cosciente del fatto che questo non gli garantirà mai un impiego fisso, e quindi uno stipendio regolare. Essere artista spesso significa vivere alla giornata, sobbarcarsi rischi e difficoltà economiche. Non è un lavoro come gli altri, c’è dietro un investimento personale diverso.
Fare l’artista è più di una professione. Come narratrice, personalmente credo che in quello che faccio ci sia non solo un mestiere ma un’identità personale precisa, un obiettivo di vita ben definito. Fare arte è comunicare un valore, un pensiero, un’emozione, è esprimere un messaggio di te. Ecco perché l’artista non può fare a meno di esercitare la sua “attività”, nonostante tutti i rischi che ciò comporta: significherebbe non realizzarsi completamente per ciò che si è.
Mentre faccio uno spettacolo, implicitamente parlo di me, di quello in cui credo, attraverso le storie che più mi risuonano dentro, insegno ai bambini alcuni aspetti della vita, magari quelli più nascosti di cui difficilmente la scuola parla perché – come diceva Calvino – le fiabe “sono il catalogo dei destini che possono darsi a un uomo e a una donna”. Da cio’ si evince che ciò che faccio è ben più di un mestiere, e ciò che ricevo dai bambini va ben oltre la normale “soddisfazione del cliente”.
Quando vedo gli occhi del mio pubblico, quando colgo che – attraverso la mia fiaba – i bambini stanno facendo un viaggio all’interno di sé stessi perché il tema della storia smuove in loro un’emozione o un’esperienza passata che il racconto stesso li sta aiutando a rielaborare, mi sento davvero utile. Molti non colgono il potenziale emotivo e psicologico che si nasconde dietro una fiaba.
E ancora, quando un bambino – che non ho mai incontrato prima – viene ad abbracciarmi forte dopo una narrazione dicendomi quanto gli sia piaciuta e quanto vorrebbe ascoltarla nuovamente, mi rendo conto che non mi stancherei mai di raccontare storie, perché so che raccontare è uno dei mezzi privilegiati per relazionarsi e comunicare con i più piccini. Per questi e altri aspetti il mestiere dell’artista non è paragonabile a una professione tradizionale, ma è qualcosa che va ben oltre.
Credo che se noi artisti riuscissimo ad avere un maggiore sostegno da parte del governo, degli enti locali, delle associazioni, se venisse maggiormente riconosciuto il valore e il potenziale di ciò che noi facciamo, tutti ne trarrebbero un grande vantaggio.
Come si è sviluppata questa tua passione? Da autodidatta o attraverso studi specifici?
In parte sperimentando da autodidatta, in parte attraverso studi specifici: ad esempio i corsi con Antonio Fava e con Monica Morini, il corso propedeutico della Scuola di Teatro di Bologna G. Garrone. Inoltre la mia formazione come insegnante e pedagogista (doppia Laurea in Scienze della Formazione Primaria e Master di Specializzazione come Pedagogista organizzato da Reggio Children) supporta a pieno la mia attività teatrale e mi consente di dare, quando richiesto, un taglio più pedagogico alle mie narrazioni .
Ogni artista, sperimentando e allenando le sue abilità, matura una sua specifica propensione artistica… qual è la tua?
Ho alle spalle una bellissima esperienza di un anno come insegnante di teatro in una scuola indiana: mi ha allargato la mente, ha fatto ridimensionare i miei pregiudizi, ha arricchito la mia persona, mi ha aiutato a capire di più le culture degli altri ma soprattutto la mia, a tal punto che vorrei far sperimentare ai bambini parte delle sensazioni che io ho provato, regalargli la curiosità di “mettere il naso” dentro modi di vita diversi per capire meglio gli altri e se stessi.
Questo ha fatto sì che la mia propensione all’arte, trasmessa attraverso gli spettacoli, prendesse un taglio interculturale: vorrei essere un tramite tra i bambini e le varie culture del mondo.
Per contattare Manuela Chiaffi:
Sito Web www.manuelachiaffi.com
Tel. 340- 3405531
E-mail chiaffi@libero.it oppure manu.chiaffi@gmail.com
Ringraziamo Manuela per aver “rotto il ghiaccio” con il suo prezioso e interessante contributo, e invitiamo tutti gli artisti che desiderano raccontare la loro esperienza a contattarci tramite questo indirizzo e-mail: redazione@reggioemiliabimbi.it.
